← Torna al Blog

18 Ottobre 2025

Alice nel traffico delle meraviglie

Alice nel traffico delle meraviglie

Ci sono giorni in cui mi sento come Alice.
Non quella delle illustrazioni perfette, con la gonna immacolata e i nastri azzurri, ma quella che cade. Cade, cade e non sa dove finirà.
Non urla, non si aggrappa. Cade e basta.
Nel vuoto ci sono pensieri, suoni, parole che non capisce.
Un po' come me, ultimamente.

C'è uno strano stato d'animo che mi accompagna da quando vivo qui:
quel sentir mancare la terra sotto i piedi, come se ogni sicurezza, anche la più piccola, fosse evaporata nell'aria calda di Bali.

A dire la verità è una sensazione che ho avuto in molte fasi della mia vita.

Ma oggi sono diversa, oggi sono consapevole, proprio mentre sta succedendo.
Non ho più punti fermi, orari, lingue che comprendo davvero.
Si direbbe che io sia abituata al rischio d'impresa, ma questo, credetemi, si chiama rischio di vita.

Sto vivendo in un sogno, ma voglio raccontarvi anche il dietro le quinte, quella parte che nessuno mostra mai.
La vita non è come vediamo su Instagram, questo ormai è chiaro.
Io voglio raccontarvela com'è davvero, e dirvi che sognare non è impossibile, che avere problemi, intoppi e disagi va bene, perché la vita è fatta anche di queste cose.
Penso che sia proprio da lì che nasca la gioia.

È così anche certe mattine, quando devo affrontare il colloquio con l'insegnante australiana di mia figlia.
Quell'insegnante tanto carina che mi lancia sempre fantastici e incomprensibili complimenti sui miei look, momenti fugaci in cui posso fingere di essere madrelingua.
Il fatto è che io ho un portamento troppo deciso e pieno di me, io sono quella che cammina con le spalle dritte al centro del corridoio: nessuno si aspetterebbe mai un'insicurezza simile da parte mia.
Devo ammettere che dopo quattro mesi qui sono davvero migliorata, ma credetemi, nell'ambiente scolastico non è mai abbastanza.
Mi preparo come se dovessi sostenere un esame di maturità in una lingua che conosco solo a metà.
Lei parla con il suo accento perfetto e il sorriso gentile, ma io sento il cervello impastarsi, le parole scomparire dietro i denti.
Divento piccola come Alice dopo aver morso il biscotto sbagliato.
Mi rimpicciolisco nella sedia, annuisco, sorrido.
Vorrei solo una pozione per sparire.

Poi salgo sul motorino.

Il traffico è una lingua a parte, clacson, odori, scooter che sfrecciano a un centimetro.
Io cerco di restare nel mio spazio, quando all'improvviso uno mi affianca gridando:
"Do you want died?? Your skirt is in the wheel!"

Abbasso lo sguardo e vedo la mia gonna quasi avvolta nella ruota posteriore, mentre io, ignara, continuavo a sentirmi elegante e spirituale.
Anzi, mi sentivo così figa: mi ero appena specchiata passando davanti a una vetrina, le gambe nude, la gonna al vento, mi sentivo nella scena perfetta di un film romantico.
Poi la realtà, come sempre, ha preteso il suo cameo.

Per un istante mi passa davanti la vita intera: il colloquio, le ansie, le reincarnazioni possibili.
Poi scoppio a ridere, di quelle risate che fanno uscire anche la paura.
Perché sì, la mia gonna stava tentando il suicidio, ma io ero ancora viva.
E viva davvero.

Forse anche questo è mindfulness:
restare nel corpo quando tutto vorrebbe farti scappare via.
Sentire il cuore che batte sotto il casco, la pelle che suda, la voce che dentro sussurra: "Ci sei. Respira."

A volte mi sembra che la vita a Bali sia il mio personale Paese delle Meraviglie.
Ci sono giorni in cui mi sento troppo grande, altri in cui divento minuscola.
Le regole cambiano, le lingue si confondono, il tempo si dilata.
La mente vorrebbe capire, ma l'anima sa che non serve.
Serve solo restare.

"Chi sei tu?" chiede il Brucaliffo ad Alice.
Non lo so, risponde lei.
Neanch'io lo so, certe volte. Ma comincio a sospettare che la risposta non stia in una definizione, ma in un respiro.
Nel momento in cui smetto di rincorrere il Bianconiglio del controllo, del dovere, della perfezione, e mi permetto di cadere.
Di ridere di me stessa, di non capire, di sentirmi fuori posto.

Forse la mindfulness non è altro che questo:
non cambiare il mondo, ma cambiare il modo in cui lo abiti.
Camminare nella confusione con passo leggero.
Lasciare che la meraviglia vinca sulla paura.
Restare presente anche quando qualcuno ti urla "Do you want died?".
E scoprire, ridendo, che in realtà sei più viva che mai.

Ti è mai capitato di accorgerti che, nel tentativo di controllare tutto, ti eri dimenticato di goderti il viaggio?

Ti è piaciuto questo articolo?

Iscriviti per ricevere i prossimi direttamente via email.

Iscriviti alla newsletter