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17 Settembre 2025

Bali non è mai come te l'aspetti

Bali non è mai come te l'aspetti

Quando sono arrivata a Bali avevo un'idea precisa. Non era campata in aria: ci ero stata già due volte, per periodi di un mese ciascuno, e mi ero convinta di sapere cosa mi aspettasse.

Nei miei ricordi c'erano tramonti che incendiavano il cielo, risate leggere con i piedi nella sabbia, motorini che sfrecciavano tra le risaie.

Mi sembrava di avere già assaggiato l'isola, e per questo pensavo che il passo successivo, viverci davvero, sarebbe stato solo una naturale estensione di quella magia.

Invece, l'impatto è stato diverso. Non perché Bali fosse cambiata, ma perché ero cambiata io. Dopo quindici anni da imprenditrice e troppi da freelance, non c'erano più certezze a sostenermi. Lasciare tutto significava perdere ogni appiglio, e viverlo non è come raccontarlo: il vuoto che si apre quando molli ciò che conosci, anche se ormai ti pesava, può spaventare più di qualsiasi difficoltà esterna. Così i primi giorni sono stati segnati da frustrazione e smarrimento: non era l'isola a deludermi, ero io che resistevo al cambiamento.

Vivere qui significa imparare a muoversi con questo ritmo elastico. Ricordo ancora le prime settimane: mi arrabbiavo per ogni ritardo, per ogni pioggia improvvisa. Il nostro arrivo è stato l'esatto contrario di ogni aspettativa.

Ho sempre pensato: "Se vuoi viaggiare basta comprare un biglietto aereo, al resto penserà l'Universo".

Era talmente grande il desiderio di saltare fuori dall'ingranaggio del sistema occidentale che, a un certo punto, il "come" non mi importava più.

Sentivo l'urgenza di smettere di correre. Dovevo smettere di arrivare a casa la sera stanca e consumata al punto da non avere più energia per vivere altro. Facevo parte di un sistema corrotto che ti vuole stanco ed esausto, senza le forze necessarie per protestare. Mi dicevo: la vita non può essere tutta qui, deve pur esserci un modo per trovare la qualità nella mia esistenza.

Sapevo che la prima cosa che mi serviva era proprio la fiducia nella vita. Non significa essere degli sprovveduti: significa lanciarsi nel flow, farsi trasportare e, mentre ti godi il panorama, raccogliere i frutti che ti appartengono.

Be', ho predicato bene e razzolato male. Perché sono umana, e quando cambiano i piani ogni cosa sfugge al controllo: ti manca la terra sotto i piedi, improvvisamente non sai più cosa va bene e cosa va male. Era come avere un temporale nella testa. Rischiavo di cercare conforto proprio in quel sistema malato da cui mi stavo allontanando: è ciò che conosci meglio, e non c'è nemico peggiore di un'abitudine vecchia e consunta.

Oggi sorrido. Stavo opponendo resistenza al movimento naturale delle cose. Qualcosa deciso e creato da noi, pensato e studiato a tavolino.

Eppure, cosa ci ha fatto traballare? Le aspettative.

Niente è come vorresti, e non significa assolutamente che non andrà bene: significa che prenderà la forma che deve prendere, e non sempre sai quale sarà. Viviamo di condizionamenti e, la maggior parte delle volte, perdiamo il discernimento di capire cosa fa davvero al caso nostro. A volte un'aspettativa delusa si rivela un vero colpo di fortuna.

Bali ti insegna che devi lasciar andare il controllo e semplicemente adattarti.

Di notte, la foresta non chiude mai gli occhi. Uccelli e grilli si mescolano in un concerto invisibile. Persino dentro casa, se apri la finestra, senti la vita respirare: il fruscio di una foglia, il richiamo lontano di una civetta, un geco sul muro. Anzi, tanti gechi dappertutto. All'inizio io e la Picci ci guardavamo con la faccia perplessa, anche un po' schifate; ora non ci facciamo nemmeno caso.

Quando sono arrivata, questi suoni mi sembravano strani, quasi inquietanti. Ora sono conforto. Ricordano che, anche lontano da casa, esiste un ritmo che ti avvolge e ti tiene compagnia, e che non è necessario capire tutto per sentirsi a casa.

Ogni giorno porta piccole cerimonie. Offerte di fiori e riso ai templi lungo la strada, sorrisi che scivolano tra vicini e turisti, gesti di pazienza e attenzione che sembrano insignificanti ma diventano indispensabili. Mi sorprendo ancora a notare la cura dei Balinesi per i dettagli: un fiore fuori posto o un'offerta dimenticata, e l'energia della giornata cambia. In Italia ero abituata a tutto programmato, al controllo totale. Qui ho imparato che la bellezza sta anche nelle imperfezioni, nei ritardi, nei piccoli intoppi quotidiani.

Bali non è un posto qualunque: la sua magia è intrinseca nell'aria, nei fiori. Lei ha bisogno di tempo per mostrarsi e, quando finalmente riuscirai a guardare, non potrai fare a meno di innamorartene.

E mentre il sole cala dietro le risaie, capisco che vivere qui significa accettare la bellezza e il caos insieme, trovare quiete anche tra le alluvioni e imparare a guardare il mondo con occhi nuovi.

Alla fine ho capito che Bali non è mai come te l'aspetti. Ti accoglie e ti respinge, ti mette alla prova e poi ti apre spazi di bellezza inattesa. Ho smesso di cercare una versione "perfetta" dell'isola. Ora mi lascio sorprendere, accetto i suoi contrasti e accolgo anche le giornate più storte.

E così, un po' alla volta, ho iniziato a vivere davvero qui. Non come turista, non come spettatrice, ma come parte del suo ritmo lento, imperfetto e pieno di vita.

Ci sono tanti luoghi da vedere, libri da leggere e film da guardare. Ogni mezzo è quello giusto: viaggia con la fantasia, con il cuore o con un aereo. L'importante è viaggiare.

👉 E tu? Ti è mai capitato di arrivare in un posto, o in un momento della vita convinta di sapere già tutto, e scoprire invece che ti stava aspettando qualcosa di completamente diverso?

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