Sono stata guardata come si guarda qualcosa che non si capisce più.
Senza rabbia, solo disprezzo, sottile e tagliente.
Le parole si sono posate tra noi come vetri rotti.
Ho sentito il rumore muto delle cose che si spezzano dentro,
quel crepitio invisibile di quando non ti difendi più,
perché non c'è niente da salvare, se non te stessa.
Qualche anno fa apparivo "bella e leggera".
Ma lo sono stata solo agli occhi degli altri.
Per sostenere le mie scelte ero già sola,
a pensare a me stessa. Non per egoismo, ma per necessità.
Mentre gli amici si chiedevano come affrontare il sabato sera,
io cercavo di capire come affrontare la vita.
Come pagare le bollette senza rischiare di finire per strada,
come costruire una forma di libertà che non fosse solo un sogno,
ma una stanza in cui respirare.
Leggera, proprio, non lo sono mai stata.
Sono stata forte, inquieta, affamata di verità.
E felice, sì, della mia crescita continua,
del cambiamento come stile di vita,
come unica fedeltà possibile verso me stessa.
Ma io non sono rimasta ferma.
Ho cambiato pelle, ho scelto di guardarmi dentro, di sentire,
di vivere in modo che la mia vita non faccia male a nessun'altra creatura.
Ho imparato che la leggerezza non è tacere per non disturbare.
E che la bellezza non è un corpo che piace,
ma un'anima che non si tradisce.
Eppure, la bellezza, è ancora la mia religione segreta.
Ne sono innamorata e in tutte le sue sfumature.
Creare bellezza è sempre stato il mio lavoro,
ma prima ancora è stato il mio modo di restare viva.
Senza non potrei esistere.
Solo che crescendo il concetto si è ampliato:
oggi non è solo nelle cose che brillano,
ma nei silenzi che curano,
nelle parole che non feriscono,
nella coerenza tra ciò che dico e ciò che vivo.
E no, non sono una donna che ha dimenticato come si fa.
So benissimo come infilarmi un paio di tacchi alti,
come pettinarmi i capelli, come farmi desiderare.
Ma ho smesso di voler essere bella per qualcuno.
Ora cerco la bellezza con qualcuno, o anche da sola,
in un tramonto, in un gesto sincero, in una scelta gentile.
Forse non piaccio più.
O forse non piace ciò che la mia verità ti ricorda, chi sei?
Non mi scuso per essere diventata ciò che sono.
Se per qualcuno questo è "rompere", allora che sia:
rompo il silenzio,
rompo le finzioni,
rompo il vecchio meccanismo del compiacere.
Ora sono una donna che pesa, non di chili, ma di coscienza.
Una che non finge più di non vedere,
che cammina con i piedi nudi dentro le proprie scelte,
che non scambia più il silenzio per pace.
Le mie Birkenstock sanno di terra e di cammino.
Di passi che hanno scelto la verità invece del consenso,
la coerenza invece del decoro,
l'amore come atto di presenza, non di sacrificio.
Forse, a guardarmi da fuori, sembro una rompi cazzo in scarpe comode.
Ma dentro, so che finalmente non sto rompendo niente.
Sto solo aprendo spazio.
E resto.
Con i miei piedi impolverati, la mia coscienza pulita,
e la mia voce che, finalmente,
non chiede più permesso per esistere.