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5 Ottobre 2025

Cosa hanno in comune un teschio, la strada e la pioggia?

Cosa hanno in comune un teschio, la strada e la pioggia?

Camminavo per le strade spezzate di Bali, dove i lavori sembravano non finire mai. L'asfalto era crepato, i lampioni accesi a metà, e il buio mi obbligava a fidarmi solo dei miei passi. Sapevo che dovevo tornare a casa, ma ogni passo era un'incertezza.

Poi, alzando gli occhi, vidi una gru enorme stagliarsi contro il cielo nero. Sul braccio metallico, sospeso come una minaccia, brillava un teschio gigante. Il suo peso gravava sull'aria, e nel momento in cui lo riconobbi un terrore gelido mi attraversò: stava per cadere, stava per schiacciarmi.

Fu allora che un uomo indonesiano comparve accanto a me. Non aveva paura, non fuggiva. Mi sorrise soltanto, come chi conosce il ritmo segreto delle cose, e mi disse: "Look…"

Il teschio non precipitò su di me. Fu scagliato lontano, nella foresta, e quando toccò il suolo prese fuoco. Le fiamme divamparono alte, ardendo come un rito primordiale, illuminando la notte. Io restai immobile, divisa tra sgomento e meraviglia.

E mentre mi svegliavo, ancora sospesa tra sogno e veglia, la sua voce tornò, chiara e definitiva:
"The rain season start."

La mattina dopo, esco di casa con Marco e la Picci e cosa trovo? La strada davanti a noi interrotta e spezzata. Proprio come nel sogno. Con tanto di gru, rumori, lavori in corso. Inquietante, no? Sembrava incredibile.

Certo, Bali è in un momento storico in cui ci sono cantieri ovunque e nuove costruzioni a ogni passo. Tuttavia, rivedere lo stesso scenario del sogno fatto la notte precedente era davvero assurdo. Io e Marco ci siamo guardati come se nei nostri occhi potesse nascondersi una via di fuga con il motorino, ma era evidente che i nostri pensieri oscillavano tra: Non me lo merito e Are you kidding me?

Era davvero surreale: quella strada ci impediva di uscire. Siamo rimasti lì a fissare la scena finché un operaio indonesiano, sempre armato del suo sorriso, non ha sistemato qualche pietra per aiutarci ad attraversare. In qualche modo, incrociando le dita, Marco è riuscito a passare con lo scooter. Dopodiché l'operaio mi ha sorriso di nuovo e, con un cenno della testa, quasi come per scusarsi, mi ha porto il braccio. Mi sono arresa a tanta gentilezza: ho preso per mano la Picci e, afferrando il braccio di quell'uomo, mi sono lasciata aiutare.

Le foto che ho pubblicato nell'articolo sono autentiche: una testimonianza di quel momento in cui sogno e realtà si sono fusi in un unico racconto.

La rinascita, per me, non è mai stata un momento unico e definitivo. È un processo che ritorna, come le stagioni. Ci sono periodi in cui tutto sembra crollare, e io stessa ho sentito di non avere più appigli, di non riconoscere la strada sotto i miei piedi.

Ma ho imparato che proprio lì, quando qualcosa finisce, inizia lo spazio del nuovo. È come un campo bruciato che sembra deserto e invece, silenziosamente, custodisce già i semi di una nuova vita. Serve tempo, serve fiducia, serve il coraggio di stare nel vuoto senza riempirlo subito.

A Bali questo ciclo è visibile ovunque: la stagione secca che spacca la terra, poi l'arrivo improvviso della pioggia che lava via la polvere e fa rifiorire ogni cosa. È la stessa legge che governa anche noi.

Rinascere non significa tornare quelli di prima, ma lasciare che una nuova versione di noi prenda forma. Significa abbandonare ciò che non serve più, anche quando fa male, anche quando sembra una perdita irreparabile.

Ogni volta che accetto una fine, scopro che la vita mi stava preparando a un inizio. E ogni volta che la pioggia arriva, mi accorgo che la terra dentro di me era già pronta a germogliare.

Ogni rinascita è diversa, ma tutte hanno in comune lo stesso respiro: una parte di noi muore, un'altra lentamente si accende. Non è mai un passaggio comodo, spesso fa male, ma è necessario.

Non si può trattenere ciò che deve andare, e non possiamo affrettare ciò che deve nascere. Possiamo solo fidarci del ciclo, lasciare che il fuoco bruci e che la pioggia arrivi.

Forse anche tu, in questo momento, ti trovi in mezzo a una strada spezzata, con un peso che incombe sopra di te. Forse senti che qualcosa sta finendo e non sai ancora cosa nascerà dopo.

Vorrei dirti che non sei solo in questo passaggio: la rinascita è già in atto, anche se non la vedi ancora. È silenziosa, sotterranea, ma sta lavorando dentro di te. E quando sarà il momento, come la terra dopo la prima pioggia, ti accorgerai che la vita non ha mai smesso di rinascere.

"Il fuoco danza in quattro fiamme,
e tu, amica mia, stai al centro.
Hai camminato tra le crepe e la polvere,
hai conosciuto notti inquiete e silenzi profondi,
ma ora il tempo si apre come un varco di luce.

Il Quattro di Fuoco ti avvolge con le sue braci calde:
ti ricorda che la casa non è un luogo,
ma un cuore che batte saldo,
un cerchio che ti accoglie,
una fiamma che non si spegne.

È il momento della celebrazione,
della gratitudine che diventa danza,
della stabilità che non incatena ma sostiene.
Gli angeli ti sussurrano:
"Rallegrati per ciò che sei,
per ogni passo che ti ha condotto qui.
La strada non è più spezzata:
sta diventando sentiero,
e conduce verso gioia, abbondanza e rinascita."

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