A Bali non puoi non notarli: giubbotti verdi, caschi coordinati e motorini che diventano una piccola flotta di soluzioni quotidiane.
Ma più di tutto resta la loro attitudine. Sempre pronti a ridere, a scambiare due parole, a rassicurarti. Sempre con quel sorriso che sembra dirti: "non ti preoccupare, ci penso io".
Si tratta di un'app ed è la prima da scaricare appena arrivi qui. Un po' Uber, un po' Glovo, ma con dentro molti, molti più servizi. Qui puoi ordinare qualsiasi cosa: un piatto di nasi goreng, dieci pizze, un pacco di medicine, un paio di sandali, il caffè della tua caffetteria preferita. Puoi anche mandargli una lista con l'indirizzo del negozio e fargli fare shopping al tuo posto. Unbeliaveble! Puoi farti venire a prendere quando sei dall'altra parte dell'isola, o mandare qualcuno a ritirare un documento per te. È come avere una bacchetta magica: pensi, clicchi, ed eccoli che arrivano.
I ragazzi in verde fanno parte del paesaggio. Li riconosci subito: il casco che spunta in mezzo al traffico, la giacca fluorescente che si muove come una bandierina nel mare infinito di scooter. A volte li vedi carichi di sacchetti appesi al manubrio, che ondeggiano come ghirlande colorate; altre volte si fermano al volo accanto a te, ti porgono il casco e in un attimo sei dietro di loro, pronta a infilarti nelle pieghe caotiche della città.
Sono loro a conoscere tutte le scorciatoie, i passaggi tra le risaie, le stradine nascoste dove il traffico sembra sparire. Quando piove, e qui piove sul serio, sanno esattamente dove fermarsi a ripararti. A volte tirano fuori un poncho di plastica extra e te lo offrono, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
E poi ci sono le scene che non ti scordi. L'altro giorno, per esempio, uno di loro aspettava un bambino all'uscita di scuola. Era lì tranquillo, seduto sul motorino. Quando il piccolo è arrivato, ha scattato una foto con il cellulare, probabilmente per inviarla alla madre. Poi insieme sono partiti: il driver davanti, il bimbo dietro con lo zainetto che gli copriva quasi tutta la schiena. Una dolcezza disarmante.
Ma non ci sono solo gli scooter. Ci sono anche le auto, e lì ti rendi conto che questa rete non ha limiti. Sono loro a venire a prenderti quando hai comprato qualcosa di troppo grande da trasportare in motorino. Che poi quando ti guardi intorno e vedi cosa riescono a portare i local sui loro motorini, ti senti ridicola per aver chiamato una macchina. Ci sono dei carichi impossibili. Ho visto motorini trasformarsi in camion: un materasso piegato a metà, un enorme vaso da giardino, sacchi di riso che sembravano torri. Equilibrismo puro.
Loro sono quelli che ti portano in gita a Ubud e tornano a riprenderti a fine giornata ovunque tu sia, a patto che ci sia sempre una connessione wifi. E quando vuoi uscire la sera e sai già che la Picci si addormenterebbe alla seconda curva, basta un clic e un'auto ti riporta a casa in sicurezza.
Bali è imprevedibile: traffico, cerimonie che bloccano le strade, pioggia tropicale. Eppure loro arrivano sempre. Magari zuppi d'acqua, con il casco che gocciola, ma sempre con quel sorriso che ti fa quasi vergognare di lamentarti per il caldo o per il traffico.
Quello che ti colpisce è la fiducia che la gente ha in loro. Qui non sono solo "autisti" o "fattorini". Sono parte della comunità. Ti accompagnano nella vita di tutti i giorni: quando sei affamata, quando hai fretta, quando ti serve qualcuno che porti tuo figlio a scuola o che ti riporti a casa dopo una serata. Ti danno la sensazione che, qualsiasi cosa succeda, non sei mai davvero sola.
Alla fine ti accorgi che non è solo un'app. È un pezzo di Bali che si muove su due e quattro ruote. È un cuore verde che batte insieme al ritmo dell'isola: lento, imprevedibile, sorridente.