C'era una volta, sulle montagne dell'Ecuador, una bambina di nome Alicia.
Viveva a Otavalo, un villaggio dove le donne portavano al polso un filo di piccole perline rosse. Era un filo semplice, ma pieno di significato: le proteggeva, le ricordava la loro forza, la loro connessione con le madri, le figlie, la terra.
Un giorno, una viaggiatrice arrivò in quel luogo.
Si chiamava Katja e veniva da molto lontano.
Incontrò Alicia, e la bambina, con la naturalezza dei gesti puri, le prese la mano e legò al suo polso un bracciale di quelle stesse perline.
Non spiegò molto, disse solo che era protezione e che tutte le donne di Otavalo lo portavano.
Katja tornò in Europa con quel dono, e per anni lo portò con sé, senza comprenderne fino in fondo il senso.
Un giorno, però, la sua vita cambiò: affrontò una separazione, un dolore profondo.
Proprio allora il bracciale si spezzò: le perline rosse caddero a terra, rotolarono via.
Seduta a raccoglierle, Katja cominciò a ricomporle una ad una.
E mentre lo faceva, iniziò a vedere in quelle piccole sfere rosse i volti di tante donne:
donne che ridevano, donne che piangevano, donne che partorivano, donne che amavano, donne che combattevano.
Si accorse che ogni perlina era una sorella, ogni perlina una storia, e che quel filo rosso le teneva unite, tutte insieme.
Quando il bracciale fu quasi completo, Katja si rese conto che mancava qualcosa: lei stessa.
Così inserì una perlina diversa, d'argento, al centro del filo, per ricordare che anche lei era parte della grande catena delle donne.
Non più sola, ma connessa, sempre, a un cerchio infinito di sorelle.
Da allora, il bracciale non è più solo un filo di perline.
È diventato un simbolo di sorellanza, di protezione, di unione.
Ogni volta che viene donato, ricorda che nessuna donna è sola, perché tutte siamo legate da un filo invisibile che attraversa i tempi e i confini.
Nel tempo sentirmi vicina alle altre donne si rivelò per me un'alleanza indissolubile.
Non servivano promesse solenni né parole altisonanti: bastava la consapevolezza.
Un sapere quieto, che non aveva bisogno di farsi sentire ad alta voce, ma che mi sosteneva in silenzio.
Era come un filo invisibile che attraversava il mio corpo, che scaldava il cuore, che mi ricordava che non ero sola.
Cominciai a sentirmi donna tra le donne, complice delle altre donne.
Ho fatto la parrucchiera per venticinque anni e ho amato quasi ognuna delle donne che ho servito, dico quasi perché non sono Gandhi e con la maleducazione non sono mai riuscita a scendere a compromessi.
Mi chiedevano quale fosse il mio segreto. "Come potevo capire tutte? Come è possibile accontentare ognuna di loro? Come riesci ad ascoltare sempre?"
Bè non ero la migliore ma facevo del mio meglio, stavo nel mezzo. Il segreto del successo è davvero semplice: l'amore.
Di certo è servita competenza e formazione ma senza l'amore non mi sarei mai elevata.
Di tanto in tanto frequentavo il Cerchio delle Donne, si teneva ogni primo venerdì del mese.
Era uno spazio aperto a tutte, un ritrovo semplice e sacro allo stesso tempo, dove condividere storie, potenzialità, esperienze.
Ad ogni incontro ognuna di noi portava un dono di sé: c'era chi offriva la danza, chi la conoscenza delle Rune, chi insegnava a piegare la carta negli origami, chi guidava una meditazione, chi mostrava l'arte dell'intreccio dei fili sul telaio, chi portava acquerelli, colori e profumi.
Erano venerdì di arte, bellezza e sensibilità, in cui ogni frammento si univa agli altri creando un mosaico prezioso.
Fu allora che iniziai a notare, al polso di alcune di loro, quel lungo bracciale rosso avvolto più volte su se stesso.
Non era un ornamento qualsiasi: era un segno, un richiamo, un invito a riconoscersi.
Durante uno dei miei adorati lunedì, mi ritrovai con due care amiche: le nostre conversazioni non erano pettegolezzi o lamenti, ma veri e propri confronti di crescita.
Non pensate a discorsi impegnati: erano chiacchiere leggere, talmente leggere da nutrire l'anima senza che ce ne accorgessimo.
Quel pomeriggio, tra una parola e l'altra, una di loro mi porse un piccolo sacchetto di cotone rosso. Sopra c'era scritto: Il bracciale della sorellanza.
«Questo è un regalo per te» mi disse.
Lo presi tra le mani e in quell'attimo sentii che non era un dono qualunque.
Dentro c'era molto più di un oggetto: c'era un invito, un legame che mi univa alle donne di ieri, di oggi e di domani.
Lo aprii lentamente.
Dentro c'era un lungo filo di perle rosse, avvolto con cura.
Il mio sorriso si allargò da solo, come se fosse nato spontaneamente dal cuore, e potevo quasi sentire i miei occhi illuminarsi di gioia.
Accanto al filo, nel piccolo sacchetto di cotone, trovai un biglietto piegato.
Lo aprii con emozione.
Era una poesia, e cominciai a leggerla ad alta voce:
Mia amata Sorella
Nel profondo del mio cuore,
Io non voglio più essere
Meglio di te
più intelligente di te
più magra
più bella di te
più veloce di te
più forte di te
più completa di quanto lo sia tu
più creativa di quello che sei tu
una madre migliore di te
un'amica migliora di te
più istruita di te
qualcosa di più di te.
Voglio camminare su questa strada
fianco a fianco
nello stupore di chi sei
nello stupore di ciò che siamo noi ed i nostri doni
per vederti solo con amore e luce
con la nostra bellezza che splende attraverso noi
proprio come sei.
e voglio che tu mi veda nello stesso modo.
io davvero ti amo
proprio come sei.
Ho solo pensato che dovevo essere migliore
affinchè tu mi amassi.
Lascio cadere il pesante mantello davanti alla porta.
E' stato un fardello così pesante,
un onere inutile
un fardello autoimposto.
Mi vuoi ancora bene
essendo così come sono.
Nel profondo del mio cuore,
so che è così.
Mentre pronunciavo quei versi, sentii che non erano soltanto parole su un foglio:
erano un dono che veniva da lontano, un canto che mi attraversava, un ponte invisibile tra me e tutte le donne che, prima di me e accanto a me, avevano pronunciato la stessa promessa.
In quel momento, il filo di perle rosse non era più soltanto un bracciale.
Ogni volta che l'avrei indossato, avrei portato con me la forza di tutte le donne, la loro bellezza, la loro voce.
Il bracciale della sorellanza è un simbolo e indossarlo è un atto di consapevolezza e di responsabilità. E' portare un messaggio, è un intento, e l'intento è quella forza vitale che trasforma e feconda qualcosa di inanimato in un oggetto di potere.
I pensieri degli essere umani, molto spesso, sono confusi perché non hanno meta né finalità alcuna. La direzione del proprio cammino la si trova solo quando si agisce. E se cammini e poi ti perdi, potrai sempre tornare indietro.
Per vincere bisogna rischiare.
Come si impara ad essere una vera donna? Non lo so ma questo è quello che ho capito oggi.
Impara a conoscerti e ad accertarti per quella che sei. Dovrai essere solamente te stessa, te stessa e nessun altro. Spesso costruiamo la nostra vita raccogliendo i pezzi dell'esistenza degli altri e cerchiamo di plasmarci su modelli che ci vengono imposti dall'esterno.
Dovrai essere sempre te stessa: accetta quello che sei e poi comincia a camminare.
La donna, l'abile amministratrice della sua casa, una dea e un'artista dell'amore. Se scopre la sua vera natura, risveglia poteri sopiti e può riuscire a fare tutto.
L'arma più potente di una donna è la sua energia interiore che protegge lei e tutti quelli che ama.
Per questa ragione è fondamentale imparare a calarsi nel proprio mondo interiore: solamente nel momento in cui scoprirai la tua vera essenza potrai usare tutta la tua energia interna. Sei forte e sei dotata di molta energia ed è proprio per questo che appartieni al gruppo delle donne capaci di muovere il mondo. Eppure hai un limite se non ti conosci ancora e, di conseguenza, non ti accetti.
Perché non scrivo dell'essenza degli uomini? Perché non sono un uomo.
Tuttavia ricordo le parole di Hernàn Huarache Mamani, indio Quechua, un docente universitario di fama mondiale: "nella donna l'energia è un potere terribile che la natura le ha donato per vincere senza dover combattere, per ottenere ciò che desidera solo con amore e tenerezza, con forza e coraggio. E' un'energia che permette di modellare e creare il proprio corpo affinché vi posso albergare lo spirito che desidera visitare la terra; è un'energia che permette di essere l'artefice della propria vita, di curare se stessi e gli altri ristabilendo l'equilibrio naturale. Ma fondamentalmente ti permetterà di acquisire determinate conoscenze, di visitare universi lontani, mondi mai visti, paesaggi inesistenti sulla terra."
Mi guardo il polso.
Il filo rosso è lì, silenzioso, leggero.
Non mi serve altro per ricordare che non sono sola.
E che anche tu, leggendo, puoi sentire lo stesso filo: invisibile, sottile, ma capace di unire i nostri cuori, ovunque ci troviamo.