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14 Aprile 2026

Il libro che non avevo il permesso di scrivere

Il libro che non avevo il permesso di scrivere

Doveva essere uno sfogo.

Uno di quelli belli tonici, pieni di rabbia giusta e parole affilate. Il tipo di scrittura che fai alle tre di notte quando hai finalmente il coraggio di dire quello che di giorno tieni ben piegato in fondo alla borsa.

Invece è diventata una cura.

Non me ne sono accorta subito, queste cose non te le annunciano, arrivano in punta di piedi mentre sei lì convinta di fare tutt'altro. Scrivevo, rileggevo, cancellavo, riscrivevo. E a un certo punto ho smesso di accusare e ho cominciato a vedere.

Ho visto una bambina strana, diversa, che si sedeva al contrario sulle sedie durante le adunanze dei Testimoni di Geova e scrutava le facce degli adulti cercando qualcosa che non sapeva ancora nominare. Una bambina cresciuta con regole precise e confini chiari, ma anche, devo dirlo, con amore. Con una gentilezza reale che ho impiegato anni a riconoscere, perché ero troppo occupata a fare i conti con quello che non andava. La verità è che entrambe le cose erano vere insieme: il controllo e la tenerezza, le norme e l'affetto. La vita è raramente una cosa sola.

Ho visto una ragazza che non apparteneva alle regole che le avevano costruito intorno. Ho visto una donna che per anni ha usato il suo passato come scudo, e spesso, devo ammetterlo, come giustificazione.

Il giorno in cui ho smesso di farlo è stato il giorno più scomodo e più libero della mia vita.

Perché sai cosa ho scoperto? Che la famiglia dentro cui sono cresciuta, quella complicata, rumorosa, piena di credenze che non facevano per me, era esattamente la famiglia che mi serviva. Era il materiale grezzo di cui ero fatta. Senza di loro non sarei questa. E questa, nonostante tutto, mi piace.

Ora so già cosa sta per succedere quando questo libro uscirà. So che per qualcuno sarà uno sputtamento bello e buono. E lo so mentre lo scrivo, mentre lo firmo, mentre mi preparo a stare in piedi quando arriverà il vento.

Lo faccio lo stesso.

Non per raccontare me stessa in un romanzo. Ma perché so, lo so con certezza, che c'è qualcuno là fuori che ha bisogno di specchiarsi in queste pagine. Qualcuno che ha vissuto dentro regole non scelte, dentro silenzi troppo pesanti, dentro una versione di sé che non gli apparteneva del tutto. Questo libro è per quella persona.

Ogni parola è vera. Non ho romanzato niente, non ho abbellito niente. Ma è anche, e qui ci tengo, un libro pieno di speranza. Pieno di motivi per guardare la vita in faccia e prenderla per mano. Perché alla fine di ogni strada difficile non c'è solo la fatica: c'è anche chi sei diventata percorrendola.

Non sono sempre stata fiera di chi sono stata. Ci sono capitoli della mia vita che rileggerei volentieri con una penna rossa in mano. Ma non siamo perfetti, e la perfezione è la storia che ci raccontiamo per non dover fare i conti con chi siamo davvero.

È così facile fare l'elenco mentale di quello che manca. Viene naturale, quasi automatico, come controllare il telefono appena svegli. Eppure quello che abbiamo, il respiro, la strada davanti, le mani che sanno fare cose, è sempre molto di più di quello che la mente agitata riesce a vedere.

Non sto dicendo accontentati. Sto dicendo che la vita è fatta di molto di più di quello che pensiamo di volere. Perché quando la mente vuole, si annebbia. E quando si annebbia, il cuore non riesce più a suonare la sua musica.

"La Strada" è disponibile su Amazon e ordinabile in qualsiasi libreria.

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