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29 Settembre 2025

Il Lunedì in cui imparai a chiedere

Il Lunedì in cui imparai a chiedere

Avete mai avuto un giorno della settimana speciale? Per me è sempre stato il lunedì. Fin da ragazza era il giorno degli accadimenti: una notizia inaspettata, un incontro, una lite o una nuova amicizia. Se c'era qualcosa che doveva accadere, era sempre di lunedì.

Da adulta diventò il mio giorno di decompressione, il giorno in cui potevo decidere del mio tempo. Pranzare con le persone del cuore era la mia cosa preferita.

Quella mattina andai a pranzo con una delle mie più care amiche, nonché la mia guida spirituale da sempre. Oppure potrei dire: "quella che mi trascinava nelle situazioni più strane e assurde".

Decidemmo di andare in centro, dove c'era un ristorante vegano molto carino. Eravamo solite parcheggiare l'auto in un piazzale fatto di sanpietrini e al centro sorgeva questa chiesa tutta in pietra a vista. Non avevo idea che tipo di chiesa fosse, non l'avevo mai presa in considerazione, ma quel giorno la mia amica mi disse:
Perché non ci fermiamo qui a pregare un po'?

La guardai perplessa e pensai: ma in che senso?! Detesto le religioni e non sono nemmeno cattolica. Alzai gli occhi al cielo e decisi di seguirla lo stesso e, avvicinandomi, le dissi:
Ma è pure una chiesa macedone!

Lei mi sorrise con una pace e una luce così limpida negli occhi che non potevo far finta di non capire che eravamo nel posto giusto.

Ero molto stanca in quel periodo. Avevo appena deciso di prendere una nuova strada, per un motivo nobile e puro: vivere la mia famiglia e onorare questo dono meraviglioso. Per farlo sapevo che avrei dovuto lavorare duro almeno per un altro anno. La gratificazione e la gratitudine per ciò che avevo costruito in salone erano immense. Per questo meritava di essere lasciato con cura, in modo gentile e consapevole, come qualcosa di delicato da custodire e da far continuare a crescere.

Il piano era formare un team forte che potesse portare avanti tutto con il nostro metodo e soprattutto con amore. Ma non riuscivamo a trovare personale da mesi. Mi sentivo esausta, sopraffatta dal lavoro e dalle responsabilità. Tutto richiedeva più che mai la mia presenza. Passavo moltissime ore in salone ed ero sempre più frustrata: mi sentivo consumata dal lavoro e dalla frenesia. Io e il mio socio avevamo letteralmente le mani sanguinanti a causa dell'intensità del quotidiano. Stavamo rischiando di finire le energie. Quel salone era il nostro gioiello, ma eravamo troppo stanchi per coglierne la luce. Avevamo bisogno di aiuto.

Entrammo in chiesa quasi in punta di piedi, varcammo la soglia prima con la testa e poi con il resto. Ci accolse un prete con la barba lunga e i capelli bianchi che, sorridendo, ci invitò a entrare.

All'interno, tanti tappeti grandi distesi sul pavimento di legno scuro. I soffitti non erano troppo alti, ma abbastanza da reggere un lampadario immenso: un cerchio di metallo dorato con tutte le candele intorno. C'era profumo di incenso e una strana pace.

Non c'era un altare, solo due sedie accanto a un tavolo grande. Ci chiese di sederci e, una volta lì, chiudemmo gli occhi: ognuna di noi fece un salto nelle proprie preghiere.

In quel momento partì una musica quasi celestiale, simile alla musica della chiesa cattolica ma più melodiosa. Sembrava di essere in qualche tempio in una parte lontana del mondo, e invece eravamo a pochi chilometri da casa. La percezione, però, era altrove.

D'un tratto la mia amica scoppiò a piangere. Le presi la mano: sentivo che uno dei motivi era il fatto che mi sarei trasferita dall'altra parte del mondo. Appoggiò la testa sulla mia spalla mentre il suo respiro rallentava.

Il prete si avvicinò a noi e, nonostante non parlasse la nostra lingua, con Google Translate ci spiegò che il mondo è un posto difficile ma che l'amore sarebbe stata la nostra forza. Ci raccontò che aveva una figlia in Macedonia che faceva la poliziotta e che era rimasta nel loro paese proprio per vivere l'amore. Insomma, quel prete ancora oggi è convinto che io e la mia amica fossimo una coppia e, senza la minima ombra di giudizio, era lì a fare il tifo per noi.

Poi prese uno stick che usava per benedire: venne prima da me e me lo strofinò tra le sopracciglia, proprio dove c'è il terzo occhio, e poi sui dorsi delle mani. Poi andò dalla mia amica e fece lo stesso. Mi viene ancora da ridere quando ripenso a lei che porse i polsi come se stesse provando un profumo da Sephora.

Quel giorno pregai per la mia amica e per tutte le persone che avrei lasciato. Pregai per me, per trovare qualcuno che mi sollevasse da tutto quel carico. Pregai di potermi sentire libera di prendere la mia strada.

Con gli occhi lucidi e il cuore leggero salutammo il prete e ci dirigemmo al ristorante. Strano: non ricordo nulla della conversazione durante quel pranzo, tuttavia ricordo perfettamente le sensazioni. Ero invasa dalla fiducia e dalla serenità. Come se non mi dovessi più occupare delle cose. Mi sentivo ferma e risoluta nelle mie scelte.

Quando tornai a casa mi arrivò una mail: era il curriculum della persona che stavamo cercando.

Beh, mi sembra chiaro che a volte basta chiedere. È semplice. Una domanda intrinseca di fiducia, fermezza e risolutezza.

E voi, quando è stata l'ultima volta che avete chiesto davvero qualcosa alla vita?

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