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15 Dicembre 2025

Il nuovo sta nascendo

quando inseguire un sogno significa scoprire un mondo nuovo

Il nuovo sta nascendo

Forse dovrei fare un resoconto. Forse è meglio di no.

Ho sempre predicato l'urgenza, e la necessità, per il genere umano di inseguire i propri sogni.
E quindi come avrei potuto esimermi io dal farlo?

Ma la vera domanda è un'altra: cosa sei disposta a fare per realizzarli?
Chi, e che cosa, dovrai lasciare indietro?

Avrei molto da raccontare su come e perché sia avvenuta questa scelta. Su cosa è stato deciso, perso, promesso. Ma oggi non è questo il punto.

Il punto è che pensavo, anzi, ero certa, che dopo tanta fatica, sacrifici, illusioni e delusioni fossi finalmente arrivata alla vetta.

Nemmeno per sogno.
Ma proprio per niente.

Dio solo sa quanto ho aspettato quel 16 giugno. Quanti salti nel vuoto per arrivarci. Quante palle infuocate ho evitato lungo la strada.

Eppure, quel giorno non è stato un arrivo ma anzi una totale ripartenza.

I "drammi" non erano finiti: avevano solo cambiato forma.
Le poche certezze conquistate iniziavano a sgretolarsi già durante il volo.
Il respiro si faceva corto e continuavo a dirmi: sarà la pressione dell'aereo.
Ma sapevo benissimo che era più la mia pressione sanguigna che quella della cabina.

Siamo arrivati in un paradiso di palme e sabbia dorata e, nel momento esatto in cui ci siamo messi costume e crema solare, sono iniziati i pugni in faccia.
Gli sgambetti improvvisi.
Le cadute senza preavviso. Abbiamo continuato a spingere. A credere. Doveva essere come l'avevamo immaginato. Doveva funzionare.

Ma anzichè accogliere il presente e fidarci della vita, abbiamo fatto esattamente ciò che io dico sempre agli altri di non fare: opporre resistenza.

Quando la vita si fa ostile, bisognerebbe lasciarla fare. Ascoltare. Ha sempre qualcosa da insegnarti. Ovviamente non mi sono ascoltata. Perché quando la vita è la tua, la saggezza va a farsi fottere insieme al mio monaco tibetano interiore. Abbiamo resistito con tutte le nostre forze. Abbiamo tirato fuori il lato peggiore di noi.

Eppure Bali non ci ha lasciato affogare. Ci ha sostenuti. Ci ha insegnato, come una madre amorevole.

Ha lasciato che soffrissimo. Ha lasciato che sbagliassimo. E poi ci ha accolti, come solo l'Isola degli Dei sa fare.

Lo so: basta aprire Instagram e sembra che il mondo sia pieno di viaggiatori leggeri, nomadi senza drammi, anime fluide e sorridenti.
Ma parliamoci chiaro: i drammi esistono. E qualcuno deve pur dirlo.

È come il parto. Nessuno ti dice mai come stanno davvero le cose.
Quante cazzo di cose scopri in sala parto di cui, probabilmente, non parlerai mai? Certo, la gioia è immensa ma le esperienze andrebbero condivise. Non necessariamente per un sfogo personale. Anzi, potrebbe rivelarsi un buon modo per evitare un paio disagi gratuiti al nostro prossimo.

Da sempre l'umanità sopravvive anche grazie all'esperienza di chi l'ha preceduta.

Tutto è possibile. Davvero tutto. Basta sapere come fare.
Basta organizzarsi. Basta che l'esperienza di qualcun altro possa tenderci la mano.

Un giorno di qualche settimana fa, non saprei dire esattamente quando, mi sono svegliata e non vedevo più nulla di ostile. Niente di difficile. Mi sono chiesta: cosa sta succedendo? Eppure non era cambiato nulla.
Poi ho capito: eravamo cambiati noi.

Noi che pensavamo di essere aperti, pronti, cazzutissimi. In realtà eravamo delle mezze seghe. Forse un po' lo siamo ancora. Ma del resto, chi lo sa chi sarò il prossimo mese. O meglio: chi diventerò.

La vita non si arresta mai. Se sei triste o felice. Se vivi o se muori. La vita scorre.

E se solo smettessi di opporre resistenza ai messaggi universali, potresti accorgerti di un mondo nuovo che prima non vedevi.

Ogni volta che ho pensato di aver capito. Ogni volta che ho pensato di essere arrivata. Ho dovuto scoprire nuovi mondi.

Ed è una bellezza feroce, questa vita instancabile e meravigliosa.

A un certo punto abbiamo smesso di chiedere quando tutto sarebbe andato a posto. Abbiamo smesso di aspettare certezze, conferme, approvazioni.
Abbiamo iniziato invece a fare l'unica cosa possibile: creare.

Creare mentre eravamo stanchi. Creare mentre avevamo paura. Creare senza sentirci pronti.

Da tutto questo caos è nata la nostra società, Infinite Vision Lab.
Eventi, fotografia, scrittura: di nuovo non un traguardo, non una vetta, ma un corpo vivo di esperienze e di storie.
Un posto dove la verità, anche quella scomoda, diventa materia creativa. Dove il coraggio non è una scelta, ma l'unica via.

Non siamo pronti. Non siamo perfetti. Siamo solo presenti. E questo è abbastanza.

Se c'è una cosa che ho imparato in questi sei mesi, è che ogni passo che fai conta, anche quello che ti sembra piccolo o incerto.
E allora fallo. Ora. Muoviti. Racconta. Crea.
Non aspettare la vetta: comincia dal prossimo passo.

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