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29 Dicembre 2025

La firma

La firma

Scrivo e disegno da quando so esistere.

Non ho mai smesso. A quarantadue anni ho ancora il mio diario. Lo custodisco come si custodisce una casa interiore: non per nostalgia, ma per continuità. Dentro ci sono le mie diverse età, i miei passaggi, le versioni di me che hanno avuto bisogno di una pagina per respirare. Ho sempre avuto l'abitudine di firmare ovunque. Non per vanità, ma per dire: io sono passata di qui.

La firma è stata il mio primo gesto di riconoscimento, il mio modo più semplice di affermare un'esistenza. Scrittura e disegno non sono mai stati un passatempo. Sono stati uno spazio. Un luogo sicuro dove dare forma a ciò che non aveva ancora parole. Un modo silenzioso di restare in contatto con me stessa mentre tutto intorno cambiava. Qualche giorno fa mi sono sorpresa a osservare mia figlia. Ha sette anni ed era profondamente concentrata mentre si esercitava a creare una firma tutta sua.

Prova, cancella, ricomincia. Cerca una linea che la rappresenti. In quel gesto c'è una serietà che riconosco.

I bambini fanno questo quando stanno costruendo il loro chi sono. La firma è uno dei primi simboli dell'identità. Non è imitazione, è ricerca. È il desiderio di lasciare una traccia che dica: questa sono io.

Guardandola, ho sentito qualcosa tornare alla superficie. Non credo di starle insegnando a scrivere o a disegnare. Credo, piuttosto, di starle trasmettendo il diritto di esprimersi. Il permesso di avere una voce, di occupare spazio, di lasciare un segno personale nel mondo.

Ci sono eredità che non passano attraverso gli oggetti o le parole esplicite. Sono fili invisibili, fatti di gesti ripetuti nel tempo, di fedeltà silenziose a ciò che siamo. Fili che non si spezzano.

Passano di mano in mano.
E continuano a scrivere.

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