Un giorno come tanti… è un'espressione comune. Ci sono molti giorni che vengono chiamati "un giorno come tanti", ma qui a Bali ho scoperto che è un'espressione che non rispecchia la realtà di nessuno di noi.
Quando si dice che ogni giorno è speciale non ne sentiamo più il suono. Diventa usuale sentirlo, da non capirne più il significato.
Bali è un grande amplificatore. È come se tutto ciò che faceva parte della mia vita come una melodia di sottofondo, qui fosse diventato una musica assordante. Non posso più fingere di non sentire. Non posso più fingere di non vedere.
Spesso è stato fastidioso. Sembrava quasi distruttivo: vedere e ascoltare tutto ciò che riuscivo a tenere sepolto in un angolo. Eppure è stato ed è meraviglioso sentire amplificate tutte quelle piccole gioie che non mi sorprendevano più.
Ti manca la terra sotto i piedi quando le tue piccole paure diventano giganti. Non puoi infilarle sotto il cuscino come eri solita fare la notte, perché amplificate ti sovrastano fino ad esplodere in una grande bolla. Perché in fondo la paura non è nient'altro che qualcosa che deve ancora succedere e che forse non accadrà mai.
Ricordo le prime settimane, quando una piccola paura latente nei riguardi dei disastri naturali era diventata come un masso sopra lo stomaco. Improvvisamente, anziché apprezzare il profumo del mare a un passo da casa, ne sentivo il terrore come se ci fosse uno tsunami imminente. Ricordo di aver cercato casa lontano dal mare, di aver studiato i percorsi di fuga.
Eppure la felicità era lì, a un solo passo, forse un paio. Avrei potuto fare lunghe camminate mattutine in riva all'oceano, con le onde che si infrangevano sui miei piedi osservando i surfisti che le cavalcavano. Avrei potuto uscire di casa appena prima di cenare per stare a guardare l'orizzonte mentre il tramonto colorava il cielo di arancione.
Ma quest'isola e i suoi amplificatori mi stavano strappando dallo stomaco quella paura, una volta piccola, sulle calamità. Quella paura che mi portavo dietro fin da bambina. Quella paura che non sapevo avesse un potere così grande sul mio modo di affrontare la vita.
Se non mi avesse costretta a vederla, forse me la sarei portata dietro per sempre. O forse l'avrei sgretolata dopo infinite sessioni di analisi. Chi lo sa.
Tu lo sai di quante paure sei fatto? E quante inquinano la tua vita senza che nemmeno te ne possa rendere conto?
La mia paura delle calamità naturali nasce quand'ero molto piccola. Cresciuta in una famiglia di Testimoni di Geova in cui si predicava l'arrivo imminente di Armaghedon: l'ira di Dio, terremoti e devastazione in un luogo dopo l'altro, palle di fuoco che cadono dal cielo. La distruzione di questo mondo a cui sarebbero sopravvissuti solo i timorati di Dio, i quali potranno vivere per sempre in un paradiso terrestre.
"Il proposito di Dio si avvererà presto, stiamo vivendo gli ultimi giorni." Come se fosse un mantra.
Decisi molto giovane quale fosse la mia verità e che avrei vissuto la mia vita senza far parte di quella comunità. Ad ogni costo scelsi di essere coerente con me stessa, non posso chiamarlo coraggio ma semplicemente necessità. Pagai un prezzo molto alto: non mi fu più permesso di vivere completamente la mia famiglia.
Armaghedon, questa favola del terrore mi si era cucita addosso, pensavo di essermene liberata molti anni fa. Si era radicata troppo a fondo, intorno al cuore e allo stomaco, passando per i polmoni. Il mio battito era più lento e il mio stomaco non poteva digerire ciò che avrebbe dovuto. E i miei polmoni non mi facevano respirare fino in fondo.
Un giorno, non di quelli come tanti, mi sono svegliata con il canto dei galli e il profumo del frangipane. Ero letteralmente invasa da una strana sensazione, sembrava che i miei organi vitali funzionassero diversamente, i miei sensi risuonavano in una strana dolce armonia. Quel grosso masso che qui a Bali era diventato talmente grande da schiacciarmi… si era frantumato.
È proprio come dicono: la leggerezza è esattamente un passo dopo la paura.
Arriverà un tsunami? Forse. Arriverà un terremoto? Potrebbe essere. Ma vivo con questa consapevolezza.
Ogni giorno è speciale. Ogni giorno è importante. Non esiste un giorno come tanti. Esistono schemi nascosti, paure infrattate dentro i nostri cuori. Valle a prendere e falle a pezzi, perché è lì che ti trovi veramente tu: nella tua interezza e nella tua unicità.
E poi chi lo avrebbe mai detto che bere direttamente da un cocco mi avrebbe resa così felice stamattina!?