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4 Settembre 2025

Se dev'essere difficile, che sia bello

Se dev'essere difficile, che sia bello

Ehi miss, how are you?
I am good, and you?
Good. Where do you stay?
I live in Berawa.
What are you doing here?
I write!

Oddio, l'ho detto davvero. È uscito dalla mia bocca senza che me ne rendessi conto. Semplice, naturale, vero. Facile così: scrivo e basta. Senza "per", "come", "chi", "quando" o "cosa". Perché dovrei complicarmi la vita?

Vivo a Bali e scrivo al tavolino di un bar, guardando l'oceano. Che cliché. Già, ma non lo è. All'apparenza, sono una donna mora come tante: portamento sicuro, spalle dritte. Resto seduta, dando la schiena al bar, come se non mi importasse di nessuno. Come se volessi concentrarmi solo sulla vita e sul mio pc. Ordino un Nasi Goreng in una lingua che non è la mia, con naturalezza. Sembro serena, affascinata dal rumore delle onde, dal brillare della sabbia al sole. Il vento mi sposta i capelli; è fresco, piacevole. Si avvicina un simpatico venditore, scambiamo due chiacchiere, completamente a mio agio.

Ah, l'apparenza… quanti danni fa.
Questo è ciò che ho lasciato vedere. Ma dov'è la verità?
Ve lo dico: quelle spalle dritte mi danno un tono, anche se nella mia vita non c'è nulla di stabile, figuriamoci di sicuro. Negli ultimi mesi mi sembra di vivere sempre sul programma centrifuga, frastornata. Stamattina, in quella situazione, non avrei mai pensato di uscire da sola. Quando è arrivato il ragazzo del pest control, per la disinfestazione delle formiche, mi ha praticamente messa alla porta. Appena ho realizzato che dovevo andarmene, le mani hanno iniziato a sudare e il viso a scaldarsi.

Non si trattava di andare a prendere la Picci a scuola, dovevo uscire senza sapere esattamente dove andare e non sarei potuta tornare prima di tre ore. Nella mia mente avevo già creato un dramma epocale: da sola per le strade di Bali, dove i cartelli non esistono e, a essere onesti, nemmeno l'urbanista. Ho imparato su quest'isola a usare uno scooter per la prima volta nella mia vita! Io, famosa per essermi persa più volte persino a Casalpusterlengo. E, per rendere tutto ancora più divertente, non parlo quasi inglese, conosco cinque frasi, forse sei.

Una volta processato il dramma, mi arrendo ed esco. Con un nuovo pensiero che mi accompagna: "E se la connessione mi abbandonasse improvvisamente, lasciandomi nel traffico senza Google Maps?"
Mi dirigo verso il mare, cercando di cambiare i pensieri: "Se dev'essere difficile, che sia bello".

E mentre ho l'aria dell'artista girata verso il mare, penso che continuerò a dare le spalle a tutto il bar. Così nessuno avrà voglia di iniziare conversazioni che non potrei sostenere. Improvvisamente, quella vista meravigliosa mi distrae da tutti i miei pensieri, il rumore della tastiera, le parole. Tutti mi sorridono, solo gesti carini e parole gentili, mi sento avvolta e coccolata dalla vita: sono serena. Mentre scrivo, tutto svanisce, e riesco a vedere. Stamani guardavo le mancanze. Oggi guardo la pienezza di tutto ciò che mi è stato dato: mi sento in pace.

Senti questa vita,
come se ti passasse tra le dita,
la puoi toccare, sentire,
come se non dovesse mai finire.

Senti il vento nei capelli:
è tutto lì, semplicemente belli,
ad ogni attimo, ad ogni respiro,
ad ogni sguardo che trovi in giro.

Sono te, sono noi,
siamo tutti voi.

C'è rumore nella testa? Non ascoltarlo, resta desta.
Senti il caldo sul tuo viso
per qualcosa che hai deciso.

Lascia andare, non temere,
ciò che non serve,
non devi trattenere.

Fai spazio con le mani,
costruisci il tuo domani.

Nuota, nuota,
fianco a fianco,
nuota ancora se ti senti stanco.

Alla fine, Bali resta Bali: caos, formiche e io che non so parlare inglese.

…E se la vita ti spinge giù, ricordati: puoi sempre fare finta di scrivere al bar.

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